I numeri del comparto Radio TV Locali (2015)

TV Locali: universo di riferimento

TV Locali: ricavi totali – bilanci analizzati 2015

Radio Locali: universo di riferimento

Radio Locali: ricavi totali – bilanci analizzati 2015

Radio Locali: valore del mercato Radio – stime CRTV

 


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TV LOCALI: universo di riferimento. Il comparto delle Tv Locali risulta fortemente parcellizzato, ed è difficile identificare un numero puntuale delle emittenti televisive effettivamente operanti. Le fonti “ufficiali” consultabili sono riconducibili sostanzialmente a tre. La prima è costituita dalle graduatorie regionali redatte dai Co.Re.Com relative alle misure di sostegno previste dalla L. 448/1998 ora superata dal nuovo regolamento [1]: si tratta di liste non esaustive poiché non includono le emittenti televisive locali che non sono state ammesse e quelle che non hanno fatto domanda per accedere ai contributi [2]. I tempi della procedura – bando, domanda, verifica, ripartizione e assegnazione – fanno sì che tali liste vengano pubblicate con un cospicuo ritardo (circa 2 anni). Una seconda fonte relativa del numero di emittenti TV locali operative, è rinvenibile dal sito del MISE, area “monitoraggio programmi e stazioni di diffusione”: dalla lista degli operatori sono estrapolabili una serie di informazioni, riconducibili ai programmi, o distinte in operatori di rete e FSMA, ma: 1) redatte in momenti diversi per ogni regione; 2) difficilmente riconducibili alle società titolari delle autorizzazioni e ai relativi dati economici. Da ultimo si segnala l’elenco degli operatori iscritti al ROC, tenuto presso l’AGCom, che anch’esso non ha categorie univocamente riconducibili agli operatori televisivi locali.

Pertanto la principale fonte ufficiale si riduce alla prima: con riferimento alle ultime graduatorie regionali redatte dai Co.Re.Com. risultano 348 società televisive locali, commerciali e comunitarie, che hanno avuto accesso ai contributi per l’anno 2015. Di queste 276 sono emittenti commerciali e 72 sono comunitarie e ad esse sono riconducibili, 414 marchi di programmi DTT, di cui, rispettivamente, 334 alle commerciali, 80 alle comunitarie. Nel triennio preso in esame risulta che è diminuito di circa 3 punti percentuali (dall’82% al 79%) il numero di emittenti televisive commerciali che accedono ai contributi, a fronte di un aumento, in valore assoluto e percentuale, delle emittenti comunitarie. Ogni emittente televisiva locale, secondo la graduatoria Co.Re.Com relativa al 2015 riceve contributi in media per 1,2 marchi di programmi (o canali): 1,2 per le emittenti commerciali, 1,1 per le comunitarie. Tale media rimane sostanzialmente stabile nel biennio 2014-2015. Le società che beneficiano dei contributi statali devono osservare stringenti disposizioni di legge in materia di programmazione informativa. La domanda per accedere ai contributi è fatta per singolo marchio, non per società.

dati comparto Radio TV locali 2015

Il calo registrato nelle ultime graduatorie Co.re.com è rilevante soprattutto tra le emittenti commerciali. Estendendo l’analisi agli ultimi 5 anni, queste passano da 341 nel 2011 a 276 nel 2015 con una diminuzione di 65 unità (-19,1%). Il calo delle emittenti commerciali si riscontra anche nel peso che quest’ultime hanno all’interno delle graduatorie elaborate negli ultimi cinque anni, poiché passano dall’82,5% al 79,3%. Al contrario nel 2015 aumentano le società comunitarie (+5,9% rispetto al 2014), che tornano ai livelli del 2011 pari a 72 unità.

dati comparto Radio TV locali 2015

Lo Studio Economico di Confindustria Radio Televisioni si basa su un database che, pur essendo riferito alle sole emittenti commerciali strutturate in società di capitali (principalmente Spa, Srl e Scrl), risulta più ampio: 458 società televisive locali. Tuttavia di queste solo 338 hanno depositato il bilancio nel 2015 (banca dati CERVED), in calo di 32 soggetti (-8,6%) rispetto al 2014.

Il database di Confindustria Radio Televisioni contiene un numero di società di capitali superiore a quello delle graduatorie Co.Re.Com, in quanto tiene conto non solo dei soggetti  che hanno avuto accesso ai contributi ma anche di quelli che sono stati rigettati e/o non hanno fatto domanda non avendo i requisiti minimi (programmazione informativa) [3].

La crisi economica degli ultimi anni ha avuto un impatto fortemente negativo sul settore, costringendo numerose società televisive locali a chiudere, altre a cedere gli asset o ad essere incorporate da altri soggetti. Dal database CRTV risultano altri dati indicativi dell’andamento del settore: all’interno del perimetro monitorato (458 società di capitali) risulta che, nel 2014, 6 società hanno cessato l’attività o sono fallite, 29 sono state poste in liquidazione o hanno attivato una procedura concorsuale. Nel 2015 le società fallite o cessate sono 21, quelle in liquidazione/procedura concorsuale sono 35 [4]. Pertanto le società “attive” nell’ultimo anno, ovvero al netto di quelle fallite e/o cessate, sono risultate 417 [5]. Nel triennio 2013 – 2015, sono 59 le società in totale che, a vario titolo, hanno “interrotto” la propria attività, di cui 20 risultavano già “inattive” negli anni precedenti [6].

dati comparto Radio TV locali 2015

Nel 2015 il numero dei programmi Tv, in termini di feed (ovvero segnale di trasmissione) è stimato intorno alle 1.400 unità, in forte calo rispetto alle stime relative agli anni precedenti [7], che significa in media 4 marchi/programmi per emittente. Si tratta di un numero lordo che include le versioni in differita, le duplicazioni di parti più o meno integrali di programmazione di altri canali ed eventuali cartelli di canali poiché basato sull’occupazione dello spazio frequenziale e dell’LCN [8].

Con il passaggio al digitale terrestre il numero dei canali televisivi locali è aumentato sensibilmente grazie alla maggiore capacità di banda disponibile, per poi diminuire negli anni successivi, per effetto della riduzione delle frequenze assegnate alle tv locali al fine di risolvere il problema delle interferenze internazionali (c.d. rottamazione delle frequenze). Come noto la digitalizzazione del segnale televisivo ha permesso alle emittenti locali, analogamente a quanto successo per le nazionali, di trasmettere più programmi. Gli studi precedenti (2015 su dati 2013 e 2014 su dati 2012) registravano oltre 3.000 marchi di programmi, o canali Tv, per le televisioni commerciali (incluse le duplicazioni e i canali +1). La stima del numero dei marchi di programmi veniva effettuata sulla base delle liste elaborate dal MISE per l’assegnazione della numerazione automatica dei canali (Logical Channel Numbering – LCN). Tali elenchi, pubblicati gradualmente nel corso della transizione programmata dall’analogico al digitale svoltasi negli anni 2008-2012, rimangono ancora ad oggi l’unica fonte ufficiale di riferimento per i marchi di programmi e il numero delle emittenti locali.

dati comparto Radio TV locali 2015

La mappa che segue documenta la numerosità delle società televisive locali a livello regionale e la loro distribuzione sul territorio (sede giuridico-amministrativa): dalla mappa risulta che il maggior numero di soggetti televisivi commerciali locali risiedono in Sicilia (50) seguita da Campania (34), Lazio (33), Lombardia (32), Puglia (25), Toscana (24) e Veneto (22): queste 7 regioni da sole costituiscono oltre il 50% (per numero di società di capitali e totale valore della produzione) delle televisioni locali italiane. Si ricorda che il dato fa sempre riferimento alle società di capitali rilevate all’interno del database di CRTV che hanno pubblicato il bilancio CERVED (338).

dati comparto Radio TV locali 2015

 

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TV LOCALI: ricavi totali – bilanci analizzati 2015. I ricavi totali (pubblicitari e altri ricavi) delle società televisive locali, prese in esame dallo Studio, passano da oltre 360 milioni di euro nel 2014 a circa 324 nel 2015, in calo di 36,5 milioni di euro (-10,1%). Nel 2015 i ricavi pubblicitari ammontano a 252 milioni di euro mentre gli altri ricavi, ovvero le attività commerciali collaterali (extra televisive) e, in misura preponderante, i contributi statali, sono pari a 72 milioni di euro, che rappresentano il 22% dei ricavi totali. Dal 2011 al 2015 il valore del comparto locale ha segnato una riduzione dei ricavi totali di oltre il 30%, riconducibili alla contrazione dei ricavi pubblicitari, al minor numero delle emittenti operative sul territorio, ma anche alla riduzione dei contributi statali.

dati comparto Radio TV locali 2015

I valori economico-patrimoniali relativi ai bilanci 2015 presi in termini assoluti e messi a confronto con l’anno precedente, risentono della mancata pubblicazione dei bilanci di 80 società sul totale rilevato, al netto di quelle che hanno cessato le proprie attività e/o sono state dichiarate fallite. Nel 2014 erano 71 le società per i quali non erano disponibili i bilanci (non depositati e/o non pubblicati). [9] 

Al fine di permettere un confronto più corretto tra i due esercizi, si è deciso pertanto di esprimere i ricavi complessivi anche in termini di valori medi.

Nel 2015, i ricavi medi delle imprese televisive locali si attestano a 958 mila euro con una diminuzione del 1,6% (circa 16 mila euro) rispetto all’anno precedente. Il dato sembra ridimensionare la contrazione registrata dal confronto del totale ricavi di tutte le società di capitali locali monitorate (2015 su 2014 pari a -10,1%). Va considerato che ci troviamo a valle di un periodo caratterizzato da significativi cali dei volumi di ricavi. Infatti nel 2008, prima del passaggio al digitale terrestre, i ricavi medi erano pari a 1,75 milioni di euro per impresa.

dati comparto Radio TV locali 2015

 

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RADIO LOCALI: universo di riferimento. Anche il comparto delle radio locali risulta essere una realtà fortemente parcellizzata, composta da piccole e “micro” imprese, nate spesso da iniziative amatoriali e/o culturali di tipo ultra-locale. L’individuazione delle emittenti radiofoniche effettivamente operanti a livello locale nonché un loro monitoraggio puntuale nel tempo è pertanto difficile. Facendo riferimento alle fonti istituzionali, secondo gli ultimi dati pubblicati da parte del MISE (Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento Comunicazioni) e relativi alle graduatorie di ammissione ai contributi statali per le radio locali per l’anno 2015 (L. 448/2001) [10], risulta che in quell’anno solare le società radiofoniche, tra commerciali e comunitarie, sono 852 (1.064 marchi) [11] sostanzialmente stabili rispetto al 2014 (- 0,1%) e in calo dell’1,2% rispetto al 2013.

dati comparto Radio TV locali 2015

Dalle liste predisposte dal MISE delle emittenti radiofoniche ammesse ai contributi risulta come nel triennio 2013-2015 siano in calo le emittenti radiofoniche commerciali (-23 società/-30 marchi) a fronte di un contemporaneo aumento delle emittenti comunitarie (+13/+15 marchi). Il calo registrato nelle ultime graduatorie MISE, rilevante soprattutto tra le emittenti commerciali. Estendendo l’analisi agli ultimi 5 anni, queste passano da 591 nel 2011 a 557 nel 2015 con una diminuzione di 34 unità (-5,8%). Tale fenomeno si traduce anche in termini di peso, con una quota che passa dall’68% al 65%. Al contrario nel 2015 continuano ad aumentare le società comunitarie (+2,4% rispetto al 2014), seguendo un trend positivo costante, dopo una lieve flessione nel 2012, negli ultimi cinque anni (+16 unità rispetto al 2011).

dati comparto Radio TV locali 2015

Le radio locali nel database CRTV/Cerved. Lo Studio Economico di Confindustria Radio Televisioni è riferito alle sole emittenti commerciali [12] strutturate in società di capitali (obbligo di deposito di bilancio), ossia 486 secondo il database CRTV/Cerved: solo per 394 di queste a giugno 2017 risulta pubblicato il bilancio 2015 (banca dati CERVED), in calo di 41 soggetti (-9,4%) rispetto al 2014.

Campione radio locali CRTV. Il nostro perimetro si limita all’analisi delle società commerciali di capitali, per le quali vige l’obbligo di deposito del bilancio. L’elenco del MISE relativo alle società commerciali include, oltre a quelle di capitali, anche numerose società collettive e uninominali (SNC e SAS). Il campione delle radio locali analizzato in questo studio economico si basa su un database che incrocia più fonti, tra cui i dati forniti da CERVED e le suddette Liste MISE [13]. Si tratta pertanto di un elenco più ampio ed esaustivo rispetto a quello precedentemente utilizzato per gli studi FRT (ultimo studio pubblicato nel marzo 2012 su dati 2010). Si tratta in definitiva di un campione ampiamente rappresentativo della realtà radiofonica commerciale locale certificabile.

La crisi economica degli ultimi anni ha avuto un impatto fortemente negativo sul settore della radiofonia locale, al pari dell’emittenza televisiva, costringendo numerose società a chiudere, altre a cedere gli asset o ad essere incorporate da altri soggetti. Dal database CRTV risultano ulteriori dati indicativi dell’andamento del settore: all’interno del perimetro monitorato (486 società di capitali) risulta che, nel 2014, una sola società ha cessato l’attività, ma ben 21 sono state poste in liquidazione o hanno attivato una procedura concorsuale. Nel 2015 le società fallite o cessate sono 5, quelle in liquidazione/procedura concorsuale sono 29 [14]. Pertanto le società “attive” nell’ultimo anno, ovvero al netto di quelle fallite e/o cessate, sono risultate 445 [15].

dati comparto Radio TV locali 2015

Nel triennio 2013 – 2015, sono 48 le società in totale che, a vario titolo, hanno “interrotto” la propria attività, di cui 33 risultavano già “inattive” negli anni precedenti [16]. Il campione CRTV delle società radiofoniche locali è stato revisionato e aggiornato rispetto al database precedentemente utilizzato per gli studi FRT, incrociando i dati forniti da CERVED con le Liste MISE e quelle cosiddette “Provvidenze Editoria” (Legge 250/1990).

dati comparto Radio TV locali 2015

Nel 2015 il numero complessivo delle emittenti radiofoniche (marchi radio) è stimato intorno a 1.400 unità, che significa in media 1,3 marchi/programmi per emittente, in forte calo rispetto alle stime relative agli anni precedenti [17]. La mappa che segue documenta la numerosità delle società locali a livello regionale, e la loro distribuzione sul territorio (sede giuridico-amministrativa): dalla mappa risulta che il maggior numero di soggetti radiofonici commerciali locali risiede nel Lazio (46), seguito da Sicilia (42), Lombardia (39), Puglia (31), Toscana (31) e Veneto (30), regioni che da sole costituiscono oltre il 50% (per numero di società radiofoniche) del totale nazionale. Il dato fa riferimento alle 394 società di capitali all’interno del database CRTV/CERVED che hanno pubblicato il bilancio.

dati comparto Radio TV locali 2015

 

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RADIO LOCALI: ricavi totali – bilanci analizzati 2015. I ricavi totali (pubblicitari e altri ricavi) delle società radiofoniche locali prese in esame dallo studio CRTV, passano da 139 milioni di euro nel 2014 a circa 134 nel 2015, in calo di circa 5 milioni di euro (-4,0%). Il mercato radiofonico locale, più di quello nazionale, ha risentito dell’impatto della crisi economica, soprattutto sul versante pubblicitario, che rappresenta circa l’85% del totale ricavi. Negli ultimi anni il valore del mercato locale si è ridotto sensibilmente, di circa un terzo complessivamente, sia per fattori esogeni (crisi economica) che endogeni (sostenibilità economica del business).

Nell’ultimo anno si rileva comunque una netta riduzione della perdita registrata dall’intero settore rispetto all’anno precedente, segnale che la ripresa dovrebbe essere vicina anche per il settore locale. La flessione registrata negli anni precedenti era sempre stata a doppia cifra (nel 2014 il calo rispetto al 2013 era stato del 13,5%, nel 2013 del 10%).

dati comparto Radio TV locali 2015

Tuttavia, si sottolinea che i valori economico-finanziari del 2015, presi in termini assoluti e messi a confronto con l’anno precedente, risentono anche della mancata pubblicazione dei bilanci di 51 società sul totale rilevato. Nel 2014 erano 14 le società per cui non erano accessibili i bilanci [18].

Nel 2015, i ricavi medi per singola società si attestano a 340 mila euro con una crescita del 6,0% (321 mila nel 2014). Il dato medio contestualizza la contrazione rilevata dai ricavi totali (valore assoluto) dell’ultimo anno, pur confermando il permanere di uno stato di sofferenza dell’intero comparto locale, dove diminuisce il numero di operatori attivi, sofferenza ancora evidente, come vedremo, nella gestione caratteristica (Risultato operativo) e extra-caratteristica (Risultato di esercizio).

dati comparto Radio TV locali 2015

 

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RADIO LOCALI: valore del mercato Radio – stime CRTV. Il comparto delle radio locali si caratterizza per l’elevato numero di soggetti organizzati in società di persone, associazioni, fondazioni e onlus in generale, operatori per i quali non vige l’obbligo di deposito dei bilanci. Si tratta di editori che non sviluppano singolarmente grandi volumi di ricavi, ma nell’insieme il dato può essere abbastanza significativo. Per questo motivo si è ritenuto necessario effettuare una stima che permetta di dare una valutazione il più possibile realistica del mercato, senza che ciò possa alterare l’indagine oggettiva dello Studio che rimane centrato sui dati certi rivenienti dai bilanci societari.

Pertanto, si è ritenuto utile “riparametrare” i dati del Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC) elaborati dall’Agcom (1.003 editori locali), dato più o meno censuario, insieme alle ultime liste MISE (vedi paragrafo precedente) per le sole società / marchi cha hanno fatto domanda negli ultimi 5 anni (2011-2015). Dalla nuova elaborazione, fatto salvo il totale di soggetti dichiarato dall’Autorità (1.003 nel 2017) risulta che il comparto locale si compone di circa 694 editori commerciali (69% del totale) e 309 di carattere comunitario (31%). Tra le società commerciali, oltre 500 (78% delle commerciali) sono di capitali mentre 154 (22% delle commerciali) sono di persone (SNC e SAS). Il campione monitorato da Confindustria Radio Televisioni (CRTV) analizza i bilanci di 394 soggetti (73% sul totale società di capitali stimato).

dati comparto Radio TV locali 2015

Successivamente, al nuovo perimetro, completo di tutti i soggetti operanti sul mercato, sono stati applicati rispettivamente per le società di capitali, il valore di ricavo medio ricavato dall’analisi dei bilanci delle società monitorate all’interno dello Studio, per le società di persone un valore medio stimato in 100 mila euro, infine per i soggetti comunitari un valore medio di ricavo pari a 25 mila euro. Pertanto il mercato radiofonico locale è quantificabile nel 2015 dalle stime elaborate da CRTV in 206,6 milioni di euro, di cui 178,3 sono rappresentati dalla raccolta pubblicitaria. Sommando il dato locale ai ricavi nazionali, certificati dalla analisi dei bilanci depositati nell’anno di riferimento (2015), si ricava che l’intero mercato è da CRTV stimato in 586,9 milioni di euro. Il comparto locale rappresenta il 35% del valore dei ricavi totali e il 41% di quelli pubblicitari.

dati comparto Radio TV locali 2015

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[1] Nel corso del 2016, il sistema di contribuzione a favore dell’emittenza locale (TV + Radio) è stato oggetto di revisione all’interno della Legge di stabilità (Legge 28 dicembre 2015, n. 208). Lo schema del nuovo regolamento (DPR) è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri lo scorso 7 agosto 2017 e prevede, ampliando il perimetro delle risorse finanziare destinate all’emittenza locale, la costituzione di un Fondo Unico per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. Il provvedimento dopo la firma del Capo dello Stato e la registrazione alla Corte dei Conti dovrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
[2] La domanda per accedere ai contributi previsti dalla L. 448/1998, si basa solo sui marchi / programmi Tv provvisti di concessione ottenuta in ambito analogico, quindi prima della digitalizzazione del sistema di trasmissione terrestre.
[3] Art. 23 della Legge 223/90 modificato dall’art.7 della Legge 422/93 e successive modifiche.
[4] Elaborazione sulla base dei dati forniti da CERVED.
[5] Perimetro mobile CRTV. Non sono considerate le società in liquidazione e/o concordato preventivo, perché ancora operanti sul mercato.
[6] Non sono considerate le società in liquidazione e/o concordato preventivo. Sono incluse società che da anni non depositano il proprio bilancio ma non sono ancora state dichiarate fallite.
[7] Stima basata sulla capacità trasmissiva e sul piano di assegnazione dell’LCN del 2012. E’ stata presa inoltre in considerazione l’analisi effettuata sui dati del Registro degli Operatori (marzo 2016) da parte dell’Agcom (Delibera 41/17/CONS, Allegato A).
[8] Monitoraggio programmi e stazioni di diffusione, Mise.
[9] Il perimetro delle società televisive locali (database CRTV) è stato revisionato e aggiornato retroattivamente dall’anno 2013 sulla base di 458 società emittenti TV locali complessive. La diminuzione dei bilanci depositati fa riferimento alle società “attive”, ovvero non tiene conto delle società fallite e/o cessate.
[10] Decreto direttoriale 7 agosto 2017, graduatoria definitiva delle emittenti radiofoniche locali ammesse al contributo per l’anno 2015 registrata all’Ufficio Centrale del Bilancio l’8 agosto 2017 con visto n. 787 con cui vengono recepite le modifiche apportate alla graduatoria provvisoria approvata con determina direttoriale del 9 giugno 2017.
[11] Le norme per la concessione dei benefici alle emittenti radiofoniche locali sono disciplinate dal Regolamento recante modalità e criteri di attribuzione del contributo previsto dall’articolo 52, comma 18, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, dove vengono stabiliti modalità e criteri di attribuzione ed erogazione. Possono beneficiare delle misure di sostegno previste per le emittenti radiofoniche locali le emittenti locali legittimamente esercenti alla data di entrata in vigore della legge 448/2001 nella misura complessivamente non superiore ad un decimo dell’ammontare globale dei contributi stanziati.
[12] Secondo il TUSMAR (Decreto Legislativo n.177/2005, titoli 1, art. 2, comma 2) è “emittente radiofonica a carattere commerciale locale”, senza specifici obblighi di palinsesto, se destina almeno il 20% della programmazione settimanale all’informazione, di cui almeno il 50% all’informazione locale, notizie e servizi, e a programmi.
[13] Volendo fare un confronto incrociato, il database CRTV (inclusivo di sole società di capitali) utilizzato per lo studio economico è rappresentativo di 451 soggetti presenti all’interno delle liste MISE, di cui 374 hanno depositato il bilancio nel 2014.
[14] Elaborazione sulla base dei dati forniti da CERVED.
[15] Perimetro mobile CRTV. Sono considerate le società in liquidazione e/o concordato preventivo.
[16] Non sono considerate le società in liquidazione e/o concordato preventivo. Sono incluse società che da anni non depositano il proprio bilancio ma non sono ancora state dichiarate fallite.
[17] Stima basata su dati MISE e Agcom (Delibera N.385/17/CONS).
[18] Dallo Studio Economico del 2016 (dati di bilancio 2014), il perimetro delle società radiofoniche locali è stato revisionato e aggiornato rispetto al database precedentemente utilizzato per gli studi FRT (ultimo studio pubblicato nel marzo 2012 su dati 2010), incrociando i dati forniti da CERVED con le Liste MISE e quelle cosiddette “Provvidenze Editoria” (Legge 250/1990).