«Ora, dopo il rapporto Lamy alla commissione Ue, occorre rafforzare in Italia un percorso condiviso finalizzato a introdurre ragionevoli e graduali inserimenti delle nuove tecnologie». Rodolfo De Laurentiis presidente di Confindustria Radio Tv, chiede la costituzione di un tavolo permanente tra il Ministero dello Sviluppo, l’Autorità per le comunicazioni e i broadcaster televisivi. «Il Rapporto Lamy – sottolinea De Laurentiis – rappresenta un elemento di chiarezza sul tema delle frequenze, per superare le contrapposizioni tra due settori vitali per l’economia, quello televisivo e quello delle telecomunicazioni mobili, non solo in Italia ma in tutta Europa».
Il Rapporto Lamy propone alla commissione europea (la prossima) di fare fronte comune alla prossima Conferenza di Ginevra dell’ITU, l’organismo internazionale che stabilisce la ripartizione delle frequenze per aree con due obiettivi. Il primo è quello di lasciare la cosiddetta banda 700, i canali dal 49 al 69 della banda UHF, ai broadcaster televisivi sino al 2020, con due anni in più o in meno di flessibilità, che per Confindustria Radio Tv è importante soprattutto per paesi ad alta penetrazione del digitale terrestre, come l’Italia. Da quell’anno, però, l’intera banda 700 dovrà essere assegnata, si presume con aste competitive, alla banda larga mobile e occorreranno tre anni, secondo il rapporto, prima di arrivare a tale risultato. Il secondo è di effettuare nel 2025 una ricognizione dello sviluppo di tecnologie e mercati, compreso il termine del 2030, entro il quale, secondo il Rapporto Lamy, le emittenti televisive potranno conservare le frequenze “al di sotto” della banda 700. «Non possiamo che accogliere con favore – continua De Laurentiis – il riconoscimento del ruolo di motore industriale del nostro comparto. Va sviluppato il mercato ma va tutelata la fruibilità di contenuti di qualità, anche gratuiti, da parte dei consumatori». I broadcaster televisivi vogliono, insomma, conciliare due scadenza temporali: quella della cessione della banda 700 all’Internet in mobilità (l’ultima Conferenza di Ginevra ha già stabilito che dal novembre 2015 tale banda sia utilizzata sia dalla tv sia dalle tlc) e quella dell’introduzione del nuovo standard Dvb-t2, con codifica HVEC. «Bisogna realizzare un percorso condiviso – continua il presidente di Confindustria Radio Tv – finalizzato a introdurre ragionevoli e graduali inserimenti delle nuove tecnologie. La legge (44 del 2012) che prevede la vendita esclusiva di tv con il nuovo standard dal luglio 2015 è ormai superata e richiede di essere armonizzata su scala europea».
Confindustria Radio Tv stima in circa 50 milioni, infine, i tv color che andrebbero sostituiti con il passaggio al DVB-T2, con una sostituzione fisiologica di circa cinque milioni l’anno: per questo si chiede tempo.


